"Se tu mi addomestichi, la mia vita sara' illuminata. Conoscero' un rumore di passi che sara' diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi fanno nascondere sotto terra. Il tuo, mi fara' uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiu' in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me e' inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo e' triste! Ma tu hai dei capelli color dell'oro. Allora sara' meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che e' dorato, mi fara' pensare a te. E amero' il rumore del vento nel grano..."
La volpe tacque e guardo' a lungo il piccolo principe:
"Per favore... addomesticami", disse.
"Volentieri", disse il piccolo principe, "ma non ho molto tempo, pero'. Ho da scoprire degli amici, e da conoscere molte cose".
"Non ci conoscono che le cose che si addomesticano", disse la volpe. "Gli uomini non hanno piu' tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose gia' fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno piu' amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!"
"Che cosa bisogna fare?" domando' il piccolo principe.
"Bisogna essere molto pazienti", rispose la volpe. "In principio tu ti sederai un po' lontano da me, cosi', nell'erba. Io ti guardero' con la coda dell'occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po' piu' vicino..."
Il piccolo principe ritorno' l'indomani.
"Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora", disse la volpe.
"Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincero' ad essere felice. Col passare dell'ora aumentera' la mia felicita'. Quando saranno le quattro, incomincero' ad agitarmi e ad inquietarmi; scopriro' il prezzo della felicita'! Ma se tu vieni non si sa quando, io non sapro' mai a che ora prepararmi il cuore...

Cosi' il piccolo principe addomestico' la volpe.
E quando l'ora della partenza fu vicina:
"Ah!" disse la volpe, "... piangero'".
"La colpa e' tua", disse il piccolo principe, "io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi..."
"E' vero", disse la volpe.
"Ma piangerai!" disse il piccolo principe.
"E' certo", disse la volpe.
"Ma allora che ci guadagni?"

"Ci guadagno", disse la volpe, "il colore del grano".
Poi soggiunse:
"Va' a rivedere le rose. Capirai che la tua e' unica al mondo. Quando ritornerai a dirmi addio, ti regalero' un segreto".
Il piccolo principe se ne ando' a rivedere le rose.
"Voi non siete per niente simili alla mia rosa, voi non siete ancora niente", disse. "Nessuno vi ha addomesticato, e voi non avete addomesticato nessuno. Voi siete come era la mia volpe. Non era che una volpe uguale a centomila altre. Ma ne ho fatto il mio amico ed ora e' per me unica al mondo".
E le rose erano a disagio.
"Voi siete belle, ma siete vuote", disse ancora. "Non si puo' morire per voi. Certamente, un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi rassomigli, ma lei, lei sola, e' piu' importante di tutte voi, perche' e' lei che ho innaffiata. Perche' e' lei che ho messa sotto la campana di vetro. Perche' e' lei che ho riparata col paravento. Perche' su di lei ho uccisi i bruchi (salvo i due o tre per le farfalle). Perche' e' lei che ho ascoltato lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perche' e' la mia rosa".
E ritorno' dalla volpe.
"Addio", disse.

"Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. E' molto semplice:

Non si vede bene che col cuore.

L'essenziale e' invisibile agli occhi".

"L'essenziale e' invisibile agli occhi", ripete' il piccolo principe, per ricordarselo.
"E' il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa cosi' importante".
"E' il tempo che ho perduto per la mia rosa..." sussurro' il piccolo principe per ricordarselo.
"Gli uomini hanno dimenticato questa verita'. Ma tu non la devi dimenticare. Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa..."
"Io sono responsabile della mia rosa..." ripete' il piccolo principe per ricordarselo.

Antoine de Saint- Exupery

...Per tutte le volte in cui mi rendo conto di quanto sia possibile guardare col cuore e provare affetto,

di quello che resta dentro,

sempre...

Sweetvi 

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Hai disegnato

Hai disegnato l’arcobaleno

Con i colori del tuo cuore hai guardato me

Ed hai reso tutto leggero

Un tripudio di colori e vita

Un profumo buono, dolce come il tuo viso..

Hai disegnato

Hai disegnato l’arcobaleno

Con i colori  delle tue mani hai accarezzato l’anima e non te ne sei accorto

E d hai reso tutto fresco

Un aleggiare di gioia, come quella parola che ripeti piano tra  le labbra..

Hai disegnato

Hai disegnato l’arcobaleno

Dici che il mio sorriso è colorato

Ma tu

Tu non lo sai ancora ma

 sei tu

Sei Tu che

 in me

 l’hai disegnato..

Sweetvi

 

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Sono uscita, sono andata via col magone in gola, sentendo la mancanza crescere dentro, sentendo le lacrime potermi quasi scoppiare in cuore.

Ho attraversato quel piccolo corridoio sentendo ancora la tua presenza intorno, trovandomi col pensiero seduta a guardarti, a farfugliare parole nella mia mente, ascoltando questa canzone che suona, ora qui… non so che dica ma amo questa melodia … e mi dondolavo mentre tu stavi lì, seduto sulla grande poltrona di pelle.

Mi sono alzata, ho preso la piccola borsetta nera appoggiata al manico tondo della sedia che da sempre sta li.. ho alzato piano i piedi quasi non si volessero muovere..

Ti ho salutato mentre il tuo sguardo mi seguiva fino alla fine.

Il magone cresceva ancora, ancora.

Salendo in macchina ho pensato: affacciati, affacciati, affacciati …

Tu eri li, mi hai sorriso ed ho inchiodato ancora nei tuoi i miei occhi.

Ho appena avuto il tempo di fare il giro del palazzo sentendo tutto sotto sopra, forse come ora, come quando ti stanno strappando qualcosa dalla pelle.

Ho pensato che dovevo dirtelo. Che era meglio fare la figura della stupida che non pentirmi di non averti detto nulla.

Per una volta nella vita mi sono amata, mi sono piaciuta, ho agito come dovevo.

Ho fatto appena il giro, mi avete guardata non capendo perché ero li, sotto il balcone … Non mi interessava, non mi fregava niente.

Ti ho chiamato e tu sei sceso. Non ti ho neppure fatto aprir bocca.

Non so dove cavolo ho potuto trovare quel coraggio, non so lo davvero.

Ti ho detto quello che sentivo, ti ho detto –Ti voglio bene- … ed io non sono così brava a dirlo..

Te l’ho detto e ti ho detto altro che solo tu ed io sappiamo …

Mi hai solo sorriso, preso la testa tra le mani, abbracciata …

Forse qualcosa l’hai detta ma ero troppo presa da quel sorriso rassicurante e dall’unica cosa che so per certo mi hai detto abbracciandomi … - smile-

Mi hai dato tanta felicità tu con il tuo silenzio, con i tuoi sorrisi e con quelle piccole grandi cose che sono solo tue e mie ..

Mi sono sentita ancora strappare un po’ di cuore..ma con la voce spezzata ti ho salutato … e non mi frega se sono stata sciocca … ma una persona che amavo mi diceva sempre di dire a qualcuno – ti voglio bene- perché non sai cosa potrebbe accadere domani … e allora ecco, l’ho fatto e ne sono felice …

Mi sento ancora così, un po’ senza cuore ma Grazie.. perché dentro me c’è anche un po’ di te, di ciò che mi hai dato e lo terrò dentro, sempre … sempre … sempre …

                                 

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La sua barba abbozzata accarezzava la sua guancia.

Lei lo guardava come quando si posa lo sguardo, per la prima volta, su un paesaggio da favola o una novità improvvisa.

Lui aveva lunghe ciglia che sembravano muovere l’aria che roteava intorno al suo viso.

Lei seguiva tutti i suoi lineamenti, il contorno delle labbra, le piccole pieghe che si formavano mentre le sorrideva.

Lui le stava intorno regalandole il suo profumo, una voce calma, pacata, una leggera tranquillità.

Lei , ogni tanto, gli si avvicinava, giocando gli sfiorava il ventre, toccava appena la sua mano e si lasciava avvolgere dal suo profumo.

Lui le offriva sguardi lenti e poi fugaci, delicati e mai indiscreti. Le sfiorava piano i fianchi, giocherellando.

Si avvicinavano ridendo, come due bambini, parlando, ascoltandosi silenziosamente, riflettendo, capendo il senso delle parole cantate da altri, mangiando un gelato, immaginando un viaggio in un paese lontano.

Si avvicinavano piano, senza volersi ferire, senza voler aver fretta , piano piano.

Non sapevano cosa stesse accadendo in loro ma lei amava sfiorare la sua guancia dalla barba bionda, appena abbozzata.

Lui sentiva crescere l’emozione  guardando l’ orologio, sapendo che lei sarebbe arrivata.

Li, tra la porta e la lampada, nella penombra delle mura, si avvicinarono piano, l’uno all’ altra, in un giorno qualunque, in un giorno diverso..

Lei, appoggiata al muro, si lasciava sfiorare il viso. Sentiva il suo calore, gli occhi così vicini.

Lui appoggiò le sue labbra sulla guancia, le spostò lungo il collo, risalì, poi, vicino le labbra e così fu un bacio. Il primo.

Bocca sopra bocca, misto di dolcezza e passione.

Lei teneva gli occhi chiusi mentre dallo stomaco sentiva crescere la felicità, il cuore battere forte e tra le sue labbra, lui.

Aprì gli occhi, si abbracciavano in silenzio e lei si sentiva al sicuro tra quelle braccia forti.

Lui la guardava con quegli occhi dolci, tra le pieghe del suo sorriso. La accarezzò ancora e ancora fu un bacio.

Si sorrisero piano e così Amore, Amore fu..

                                     Sweetvi

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E’ una piccola donna Sorriso.

Un nome strano, forse, un po’ buffo, quello che porta.

Sorriso  è una donna allegra, solare, le piace poggiare sugli altri carezze che partono dal suo e giungono al cuore altrui.

La sua vita è la vita di mille altre donne scosse da esperienze profonde, quelle che fanno male ma fanno crescere, quelle che uccidono una parte di sé  ma, mai fanno morire i sogni.

E Sorriso vuole vincere sui fantasmi, vuole oltrepassare le barriere, vuole sfondare quel muro pieno di limiti e paure.

Sorriso è spesso dubbiosa su quale sia la forza da usare per riuscire a librarsi, a volare.

Resta troppo con i suoi pensieri, alle volte, ma poi chiude gli occhi e prega.

La pazienza.

Sorriso ha imparato a coltivarla, un po’ per difetto, un po’ per amore, un po’ come forza, un po’ per dolore.

Sorriso ha capito, ha compreso che il tempo non è tutto suo.

Ha capito che i tempi possono essere ingannevoli ed eterni, fugaci e dispettosi.

Sente dentro che, il tempo giusto, verrà e capiterà quando meno lo aspetta, forse un giorno, mentre gioca con i bambini o quando starà sola ad inseguir gabbiani.

Sorriso mangia lacrime che poi ingoia piano.

Sorriso ha un nome strano ma lei lo porta come un dono.

Spesso resta zitta ma, al mondo, piano, sorride come solo lei sa.

Sweetvi

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Camminando ti puoi imbattere nelle novità, la vita ti si presenta davanti,  la vita prende forma e la fortuna ti viene incontro.. Se ti lasci, invece, accoccolare dalle quattro mura di casa tua.. Cosa potrà donarti la Vita? ”

 

… La tua visione delle cose, delle circostanze, ogni tanto mi sconvolge..

E’ come una porta aperta su un nuovo mondo, ogni tuo pensiero..

E’ una ventata d’acqua fresca sulla mente inaridita..

..Ed io sono felice perché mi sento così “piccina” ..anche se..  quella “grande” tra noi..  sono io..

 

  

Sweetvi

 

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Regalami - Regalami un Sogno

Io che di parole  NoN  ne _ Ho

Io che di parole – le ho già dette -

Regalami un Sogno

Di quello leggero come il Vento tra i capelli

Di quello che invade il cuore lasciandolo  C o S ì

-A tratti – scomposto dalla Felicità..

Regalami un Sogno

Ora che Sento la testa scoppiare

Ora che Sento i sogni annegare

Regalami un Sogno..

La Vita è così bella che deve essere vissuta in fondo

 Ed io Ti regalo Solo Sorrisi che mi permetti di avere

Sorrisi che mi permetti di Sognare

Regalami un Sogno

Che   S a P P i a ..

Che   S a P P i a   Di Te

Sweetvi

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Gli occhi vagano sul muro mentre nel cuore della notte la lampada dipinge tutto color lampone.

Pizzica la sua pelle per sentire ancora un brivido mentre i sogni esplodono nel petto.

Conta le campanelle bianche e rosa proprio sopra la sua testa, passa mentalmente i dito sui libri ordinati, in fila, ricordando anni universitari che ormai furono.

Guarda i capelli gialli della bambola, i suoi fiocchetti rossi e le scarpette bianche.

Fu bambina o forse lo è ancora.

Piccoli mondi sotto vetro, neve sulle cattedrali, delfini pronti a spiccare il salto, cuori come coriandoli su Londra. 

Sfiora la sua mente ogni vicolo fotografato, ogni negozio in cui ha comprato, ogni stella che ha aspettato.

Un poster gigante la guarda dritta negli occhi: sembra quasi, ora, stia sorridendo.

Le pareti bianche sono al color lampone ma lei pensa al mare.

Quel moto ondoso, pacifico, rilassa i sensi, mentre gambe e braccia non si muovono, pesano troppo.

I pensieri corrono, corrono lontano, oltre lo spazio e il tempo, fuggono da chi la vorrebbe diversa, ogni giorno.

E’ quella che vuol essere, cuore gentile, occhi grandi.

Essenza di lei danza, li in aria, a metà stanza.

Sorride piano, sorride sola. La notte silenziosa le regala forza.

Gli occhi vagano sul muro, la notte dovrà passare.

Tutto è avvolto da un soffuso color  lampone..

Sweetvi

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Lui ha ventun anni ed è un tipo silenzioso.

Qualche mese fa ha attraversato strade e mari, paesi e città, viaggiando silenziosamente per giorni, con la musica tra le mani e con occhi grandi per scrutare il mondo.

Dopo diciotto mesi ha abbracciato sua madre, poggiando i suoi piedi su una terra che non è sua, su una terra che non gli appartiene. L’ha abbracciata quella “mami”, l’ha stretta forte a sè, mentre qualche lacrima ha rigato il viso fresco.

Ha ventuno anni ed è cresciuto mentre la mamma lavorava, lavorava sempre, lavorava per fare crescere bene lui e suo fratello più piccino, entrambi scampati alla morte dopo quel brutto incidente.

Il padre immobile, un fratello piccino e la mamma lontana.

Vuole diventare un allenatore, lui.

Lui che ora ha messo da parte i sogni perché sognare costa e perché papà ha bisogno delle cure e da sola, quella madre dai capelli rossi, non può più andare avanti.

Ha ventuno anni e parla poco ma ha occhi grandi.

Malgrado stia spesso in quella stanza, lui ed io parliamo, a tratti dipinge sorrisi e si stringe forte nelle spalle grandi.

Non ha amici qui, và per le strade respirando l’odore del mare e si rifugia poi, in un pc ad ore, per parlare con gli amici che sono lontani, per essere sé stesso.

Ogni tanto andiamo in giro insieme, facciamo un po’ di spesa, compriamo il pane, mi accompagna perché io non possa perdermi per le strade, dice ridendo.

Quando cammino e la gente mi guarda, ci guarda, io mi arrabbio.

Mi arrabbio tanto e sfodero il mio sorriso più bello, il mio essere serena davanti chi mi guada con quel punto di domanda stampato in viso.

Lui ha due occhi grandi e tondi, la barba rada sul viso e tanti sogni chiusi in un cassetto lontano, nella sua patria.

Non parla un italiano perfetto ma insegna qualcosa a me ed io a lui.

Ride con la stessa voglia mia e sogna con la stessa intensità.

E’ taciturno e riflessivo come me e il suo sangue è rosso come quello delle mie vene.

Differentemente  ha una patria ed una lingua non mia, ma la stessa dignità di tutti noi.

Oggi mi sento simile a lui,  in un luogo che, a tratti, sembra non appartenermi più, in cui mi sento estranea e gli altri sembrano guardarmi come se lo  facessero per la prima volta, mentre sento il mio essere calpestato e i miei sogni riposti chissà dove.

Siamo come due finestre, aperte sul mondo sconosciuto, simili, ricche di chissà quali tesori..ma..

Lui ha ventun anni ed è silenzioso, quando si ferma  e volta lo sguardo dipinge splendidi sorrisi nel cielo.

Sweetvi

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Vorrei andare a raccogliere conchiglie,

li, su quella spiaggia dove si può danzare.

Vorrei sentire il mare sfiorare caviglie e cuore

lasciando che il profumo delle acque  inebri i miei capelli.

A piedi nudi, vorrei correre sentendo la terra,

granelli curiosi sotto la pelle.

Sorridere, Sorridere tanto.

Ridere di poco, ma ridere tanto.

Sentire che la leggerezza può ancora amarmi

ed io da tra le sue braccia abbandonarmi.

Gioire, questo vorrei.

Ma questa notte, conchiglie,

solo quelle vorrei,

per udire il mare, quello che ho nelle vene,

per capire che ancora

si può star davvero bene.

Grazie per il Ballo,

Grazie per il Sogno.

Questa notte ne avevo davvero bisogno….

Sweetvi

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"...Sono così stordito dal niente che mi circonda..."

Leopardi

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Al posto del solito sapone liquido, oggi, ho trovato nel piattino di vetro  una saponetta bianca, inusuale presenza in casa mia.

L’ho girata e rigirata tra le mani con delicatezza, quasi fosse un prezioso, fin quando si è formata quella soffice schiuma simile a panna montata.

Il profumo che ne è emerso, senza che me ne rendessi conto, mi ha strattonata, mi ha scossa, percossa.

Mi sono ritrovata in quella casa, in quella camera da bagno con dietro le spalle la finestra…

Voltandomi, oltre la porta, quel  lungo corridoio costellato a destra da altre quattro porte, a sinistra da una  carta scura, invecchiata da oltre vent’anni e, all’estremità opposta, l’ingresso.

Uno specchio mi salutava quando entravo, ricordo, mentre l’appendiabiti  si accoccolava tra i cappotti.

Dietro la prima porta, quella sempre chiusa, sembrava si celassero chissà quali misteri, tra le bottiglie di liquore dentro il mappamondo immobile e pizzi e merletti pronti per essere venduti.

La seconda porta nascondeva quei  lettini in fila, giorni indimenticabili e passioni.

Dietro la terza,  un bagno immacolato con buffi fiori allo specchio, tappeti piccoli, file di sali da bagno mai usati.

Quarta porta: la camera da letto  troppo vicina alla strada, dicevano,  da cui udire segreti e parole pareva fin troppo facile.

 Infine il bagno, quello in cui sono io, in piedi, con la finestra alle spalle.

La cucina, solo immagine di essa in realtà, era un luogo in cui si accumulavano polvere e documenti, con un tavolo rotondo al centro ed una stufa a gas per le giornate più fredde; una tv all’angolo, briciole di vita vicino la finestra, quella grande,  che lasciava correre lo sguardo oltre la campagna, fino al mare.

La scala conduceva al piano superiore, in quella che era la “cucina vissuta”. Li era possibile pranzare senza rovinare la mobilia, il divano marrone sotto la finestra, la macchina da cucire da una parte e i vestiti per la caccia al proprio posto.

Fuori, una grande terrazza, dove poter stendere ai fili i propri sogni fatti d’amicizia e amore, dove poter scambiare sorrisi, parole importanti.

Ma di quella casa ricordo tanto una finestra.

Li mi sedevo, guardando  a tratti, dentro e fuori, il mondo che amavo e il mondo che mi aspettava.

Mi piaceva stare ad ascoltare ciò che quei due mondi davano e donavano, chiedevano e pretendevano da me.

Restavo, durante le calde giornate estive, durante i temporali invernali, a dare, a ricevere, su quella finestra  al confine con il mondo.

Ho sognato tanto, ho amato tanto, ho riso e pianto tanto.

Intorno  quella cornice con me al centro, le foto attaccate alle pareti della stanza, i ritagli di giornale, i disegni con sotto il mio nome, le chitarre appoggiate al muro, le pile di vhs e i chilometri di musica, spartiti, angoli segreti tra la scrivania e l’ armadio …..

 

L’acqua scorre, ecco che ritorno nella mia casa, nel mio bagno color lavanda: le mani contengono sapone.

Sapone e passato.

E’ sbalorditivo dove, la mia anima insieme al mio cuore, siano andati, così, senza avvertirmi.

Quella casa aveva questo profumo, quella casa aveva anche il mio di profumo…

Una saponetta bianca che sa di passato: ecco questa cos’è.

Sciacquo le mani, quella casa di mio,oggi, non ha più nulla. Forse.

Ora non ho più sapone tra le mani ma solo un vivo ricordo di ciò che fu.

Sweetvi

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Parole, Parole ed ancora Parole..

di quelle che rotolano, le une sulle altre, spesso per il semplice desiderio di aprir bocca. Parole che sembrano di burro ma che nascondono lame taglienti. Sottili giochi di astuzia per chi, dell'arte del parlare, ne ha accolto le linee più complesse, più subdole.

Parole chiuse dentro, timorose di venire allo scoperto, tenute chiuse dentro al cuore che soffoca senza riuscire a liberarsene. Parole che non trovano chi le possa ascoltare, perchè sentire è quello che ci si limita spesso a fare.

Parole che sono mute, interrotte da singhiozzi e gemiti, che sono solo briciole dell'immensità che potrebbero raccontare.

Parole che non parlano. Gesti, movimenti del corpo, espressioni del viso, delle mani, silenzi che parlano molto, moltissimo e che raggiungono l'altro, nel profondo, più o meno consapevolmente.

Tante Parole in questo mondo che ha bisogno di parlare ma, che più di ogni altra cosa, ha bisogno di ascoltare Se Stesso.

Alcune parole affliggono, altre dilettano, altre atterriscono,

altre dispongono chi ascolta in uno stato di ardimento,

altre, infine, con efficace persuasione maligna,

avvelenano ed ammaliano l'anima.

Gorgia (490 a. C. - 388 a. C.)

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Un giorno, queste Tue parole a me, oggi..

A te..

 11/06/2002

Le nostre vite si sono incontrate e magari un giorno lo faranno nuovamente..

Cerco sempre di essere più forte delle mie paure, cerco di andare al di là dei miei sforzi, cerco di far sì che la mia vita sia migliore..

Io ricordo queste promesse e non ho la minima intenzione di deluderle.

Io credo in ciò che abbiamo fatto… non sarei qui, altrimenti.

Credo nelle nostre parole, credo in tutto ciò che ci siamo detti e penso quanto sia importante, per me, tutt’ora, averti conosciuta.

Forse non sono molto bravo con le parole ma, credimi, se c’è qualcuno che in questo periodo ha saputo capirmi pur non conoscendomi da molto, quel qualcuno Sei  Tu.

No, non ti sto chiedendo di dimenticarmi, perché non lo farò nemmeno io, ecco perché sono ancora qui.

Ti sto solo chiedendo di andare avanti, perché le cose belle non si dimenticano ed io è col sorriso che voglio pensare a te..

Me l’hai insegnato tu, questo.. Ricordi? Ricordi o no le nostre promesse?

Io so che tu sei forte, se vuoi…

Me l’hai dimostrato più volte, allora ascoltami piccola : metti dentro la tristezza, il rimorso, la malinconia, metti dentro tutte queste cose e guarda avanti.

Ti ho scritto che non sei sola perché non mi sono scordato di te. In fondo so, che non voglio farlo..

E allora, anche da qui, cerco di proteggerti nella mia mente, col mio pensiero.

Lo so, il pensiero mio, non può servire a molto finché rimane nella mia testa ma, io, voglio che tu possa sentire dentro, queste mie parole..Come io ho sentito le tue e le sento tutt’ora.

Lo giuro.

Ti prego, non odiarmi per questo scritto, lo faccio perché SEI TU, lo faccio perché non smetto di volerti bene… e tu…

…Non smettere mai di non darti per vinta…

 

 

 

Il tempo passa ma noi non passiamo mai..

Grazie..

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Dal Salmo 117

La destra del Signore ha fatto meraviglie,
la destra del Signore si è alzata,
la destra del Signore ha fatto meraviglie. 

Non morirò, resterò in vita
e annunzierò le opere del Signore. 
Il Signore mi ha provato duramente,
ma non mi ha consegnato alla morte. 

Apritemi le porte della giustizia:
entrerò a rendere grazie al Signore. 
E' questa la porta del Signore,
per essa entrano i giusti. 

Ti rendo grazie, perché mi hai esaudito, 
perché sei stato la mia salvezza. 

La pietra scartata dai costruttori
è divenuta testata d'angolo; 
ecco l'opera del Signore:
una meraviglia ai nostri occhi.

Maràn Athà

Vieni, Signore Gesù

 

 

...Buona Pasqua a tutti Voi...

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